Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP)

Premesse

L’attuale Statuto che regola la vita e l’attività del Consiglio Pastorale è entrato in vigore, nella nostra diocesi, il 15 marzo 2019 con decreto vescovile del 7 marzo 2019 prot. n. 71/19. Ad ogni parrocchia è data la possibilità di adattare lo Statuto generale alla propria realtà pastorale, servendosi dei margini di flessibilità in esso previsti per intercettare le diverse esigenze pastorali e rispondervi adeguatamente. La scadenza entro la quale ogni parrocchia doveva costituire il Proprio Consiglio Pastorale fu fissato per il 1º settembre 2019. Fino a quel momento esisteva un Consiglio Pastorale provvisorio

Natura e funzione del Consiglio Pastorale

(dallo Statuto)

Articolo 1 Il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP), a norma del can. 536 §1, è un organismo di partecipazione che viene costituito in ogni parrocchia per la collaborazione dei fedeli all’attività pastorale, come segno della comunione e della fraternità parrocchiale ed è fondato sulla corresponsabilità di tutti i membri del popolo di Dio nell’edificazione continua della Chiesa.

Art. 2 Funzione e compiti Il CPP è un organismo con funzione consultiva e non deliberativa, interviene cioè nell’elaborazione delle decisioni di carattere pastoralela cui responsabilità ultima spetta al parroco come pastore proprio della comunità parrocchiale (can. 515 §l). Le proposte del CPP devono essere frutto di un discernimento compiuto insiemesotto la guida dello Spirito, e pertanto, specialmente se espresse a larga maggioranza, sono pastoralmente impegnative.

Giuramento del nuovo Consiglio Pastorale

Chiarimenti

Cosa vuol dire “consultivo”? Nella concezione comune delle cose, il termine “consultivo” potrebbe non suonare in modo non gradevole. E’ istintivo pensare: “se il Consiglio è solo consultivo, di quale autorità effettiva gode? A cosa serve? Tanto sarà sempre il parroco a decidere“. E’ vero che la legge della Chiesa riconosce l’autorità giuridica e pastorale alla figura del parroco, ma l’esercizio dell’autorità, che deve essere sempre concepito come servizio e mai come potere. C’è un valore inestimabile proprio in questo termine – mal recepito – “consultivo”. Il valore sta proprio nel processo decisionale che porta il parroco a prendere le decisioni che ritiene riguardino il bene della Comunità. 

Proprio per la sua natura consultiva e rappresentativa, il Consiglio Pastorale ha una forza tutta sua: nella discussione sui vari argomenti, ogni componente, proprio in virtù della diversità dell’indole di ciascuno, della sua esperienza personale e comunitaria di Chiesa, della specificità del ruolo che svolge all’interno della Comunità, offre il suo contributo unico, una prospettiva personale e maturata nella preghiera e nella ricerca della volontà di Dio. L’insieme di tutte le vedute che emergono, delle valutazioni, dei suggerimenti, hanno un valore tale che obbligano moralmente il parroco ad ascoltare la voce del Consiglio e delle sue singole componenti. Nell’insieme, poi, maturano gli orientamenti che poi diventano decisioni. 

Possiamo sintetizzare così: proprio perché “consultivo”, il parroco è obbligato a confrontarsi con il Consiglio e a tenere nella dovuta considerazione la sua valutazione. Quanto alla libertà del parroco di “ascoltare, poi fare ciò che vuole”, non è vero. Pur essendo consultivo, se il Consiglio è tenuto nella giusta considerazione per la sua alta funzione, nessun parroco responsabile prenderà una decisione arbitraria se, per esempio, il Consiglio, all’unanimità e con forza, dà il suo parere contrario. Piuttosto riaprirà la discussione per arrivare ad una posizione, la più largamente condivisa. 

Bisogna comprendere che la natura e la struttura del CPP sono riflesso della natura della Chiesa, che non è un ente pubblico né un’associazione ma una realtà spirituale che sussiste in un popolo ben definito il quale esiste perché prende vita d Gesù Cristo quale suo Signore, Capo e Pastore ed è animato dallo Spirito Santo. Il principio e il metodo democratico non sono la prassi di riferimento dal punto di vista procedurale. Essendo la Chiesa una “comìunione di battezzati”, le discussioni e le votazioni seguono altri sistemi, più idonei alla natura della Chiesa. Uno di questi metodi è il “consenso progressivo”.